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La nostra terra è generosa e ci dona tesori inestimabili

Da noi non sarete mai semplici «clienti» ma gli ospiti più graditi della nostra casa. Preparatevi a un viaggio gastronomico alla scoperta della genuinità e della bontà delle nostre tradizioni gastronomiche locali.


Q uando io e mio marito Igino abbiamo deciso, non senza una dose di sana follia, di abbandonare le certezze del «posto fisso» per aprire «Le Tagliatelle di Ada» avevamo una sola certezza: la grande cucina di mia Nonna Ada, preparata con le mani e col cuore, ci avrebbe guidati nella nostra ricerca. Qui tutto parla ancora di lei: la cura delle preparazioni, l’amore per la tradizione, l’assoluta genuinità delle materie prime. Persino le tovaglie, i bicchieri, le stoviglie e le posate che vedete in tavola sono, in gran parte, ricordi di famiglia che risalgono agli anni ‘40 e ‘50.

Nonna Ada, allora, non poteva conoscere la moderna espressione «km 0», approccio gastronomico ed etico oggi fondamentale per garantire salubrità, sapore, e salvaguardia delle tipicità del territorio. La nostra cucina nasce per recuperare i sapori perduti della nostra terra e della nostra famiglia. Ricette semplici, non artefatte, rivisitate con la leggerezza che impone la moderna scienza dell’alimentazione ma preparate con rigore e intensità di gusto per testimoniare e rendere viva la bontà della tradizione. Per noi non è solo nostalgia ma la consapevolezza che le nostre radici sono il futuro delle nuove generazioni.


La storia di Nonna Ada


Il nostro «c’era una volta» comincia tanto tempo fa con mia nonna Avetta Andolfi, detta Ada, classe 1908. Nonna Ada, nei primi decenni del ‘900 gestiva nel centro di Sant’Elpidio a mare, un Albergo-Ristorante rinomato per la qualità del cibo e dell’ospitalità. Intorno agli anni 60’ e fino e oltre gli anni ‘70, durante il periodo di Carnevale, si era creato un festoso rito collettivo. In occasione di concerti di artisti del calibro di Al Bano, Lucio Dalla, Mina, Ornella Vanoni, Riccardo Cocciante, che si esibivano nei migliori teatri della zona, seguivano festosi balli con orchestra che si protraevano fino a notte inoltrata. A una certa ora, le danze venivano sospese per dar modo ai partecipanti di convergere, in massa, nel ristorante di Ada dove gustare le sue leggendarie tagliatelle, per poi tornare a rituffarsi nei balli di «gala». Io ero molto, molto piccola, allora, e spesso mi addormentavo tra due sedie unite in fondo alla tavola. Ricordo ancora, come se fosse adesso, il profumo del sugo e il suono rassicurante dell’acqua che bolliva. Altri tempi. Bei tempi! Oggi i nosri piatti nascono dentro questi ricordi.


Claudia Pacini

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